
C’è chi i soldi li ha blindati, chi se li è fatti sfuggire. E chi, infine, evoca ricorsi. È una mappa variegata quella dei beneficiari di fondi Pnrr piovuti sul Piemonte per riqualificare gli alloggi popolari gestiti dalle tre Atc regionali. Una manna dal cielo per un patrimonio pubblico vetusto ma allo stesso tempo prezioso per ammortizzare gli effetti dell’emergenza abitativa: migliaia di richieste d’esecuzione avanzate dai magistrati nel 2025.
Atc: Piemonte Sud fa bingo
In questo scenario, a festeggiare è l’Atc del Piemonte Sud – che gestisce le case popolari delle province di Cuneo, Asti e Alessandria – capace di aggiudicarsi un maxi finanziamento di 21 milioni di euro. Le risorse serviranno all’efficientamento energetico e alla riqualificazione abitativa di 459 alloggi interamente di proprietà dell’Agenzia, scelti tra gli stabili più obsoleti e bisognosi di interventi. Il piano prevede la sostituzione di vecchie centrali termiche e infissi, la coibentazione delle pareti e l’installazione di impianti fotovoltaici. «Poter contare su risorse di questa entità significa intervenire concretamente su edifici che hanno bisogno di essere riqualificati, riducendo i consumi ed alleggerendo i costi energetici delle famiglie» esulta il presidente Leonardo Prunotto. Queste risorse si sommano agli oltre 8 milioni (dei 36 complessivi stanziati dalla Regione con il programma “Una casa, una famiglia” basato sui fondi europei Fesr) destinati al recupero degli alloggi sfitti.
La disdetta di Torino
E tanto basta per comprendere lo scorso di chi, invece, questa pioggia di risorse pubbliche l’ha persa. È il caso dell’Atc di Torino, che ha presentato in ritardo i progetti per risistemare circa mille appartamenti: 50 milioni di euro sfumati in un’area – quella dell’area metropolitana di Torino – che conta già 3000 case popolari sfitte perché prive della manutenzione necessaria. «Attendiamo che Atc risponda ai nostri accessi agli atti per sapere quali progetti non sono stati finanziati e qual era la loro incidenza sul piano delle manutenzioni, mentre l’emergenza abitativa è drammatica» attacca Alice Ravinale, capogruppo di Avs in Consiglio regionale. Il presidente di Atc Torino centrale Maurizio Pedrini, contattato da la Stampa, ha fatto sapere di non voler parlare dell’argomento.
Niente finanziamenti anche nel Piemonte Nord
Mastica amaro anche l’Atc Piemonte Nord (Novara, Biella, Vercelli e Vco). L’agenzia guidata da Marco Marchioni è rimasta fuori per un soffio da un pacchetto di 24 milioni di euro legati alla 7ª missione (REPowerEU), che avrebbero garantito l’efficientamento di circa trenta palazzine. Marchioni garantisce la scrupolosità delle domande presentate, ma non nasconde forti perplessità: «Nutriamo qualche dubbio sulla completezza e correttezza delle domande presentate in altre regioni d’Italia che oggi compaiono prima di noi. Auspichiamo verifiche da parte del Governo». Sarà il partner privato, che per legge sarebbe stato destinatario dei contributi, a valutare un eventuale ricorso che a oggi non viene escluso. Nel frattempo, l’ente rivendica i 10,5 milioni Pnrr già interamente spesi nel recente passato a fronte di uno sforzo organico enorme: poco più di 60 dipendenti a gestione di sessantamila utenti.
Sullo sfondo resta un nodo strutturale che stritola le casse di tutte le Atc: la morosità, arrivata a picchi tra il 35 e il 40 percento. Con canoni medi calmierati di circa 90 euro al mese, se una fetta così ampia di utenza non paga, l’autosostentamento diventa impossibile. Senza risorse straordinarie europee e governative per svecchiare un patrimonio di 60-70 anni, il rischio del collasso strutturale dell’edilizia pubblica piemontese è tutt’altro che un’ipotesi lontana.