
«Un attentato a un aereo o si annuncia o si fa. Le due cose sono incompatibili. Nella storia dell’aeronautica ci sono molti aerei fatti esplodere in volo con una bomba a bordo, ma non c’è mai stato un solo caso, proprio neanche uno, di bomba annunciata e poi esplosa, o anche solo ritrovata inesplosa». È categorico Antonio Bordoni, fra i massimi esperti di sicurezza aeronautica, titolare del sito Air-Accidents.com e autore di numerosi libri, fra cui “Quando il cielo esplode. Bombe e missili contro aerei di linea”.
Stavolta c’è una questione di scala. Esistono precedenti di allarmi bomba estesi a quasi tutta Europa, veri o falsi che siano?
«No, si tratta di un unicum. Sia per l’ansia suscitata sia per i danni arrecati».
Viene il sospetto che si tratti di un caso di guerra ibrida, condotta con un mezzo molto economico dal punto di vista dell’aggressore.
«Tutto può essere, però a me non sembra l’ipotesi più probabile. La guerra ibrida ha senso, per esempio, se fatta usando i droni: se ne manda uno su un aeroporto polacco, uno su un aeroporto tedesco e si osservano i tempi e le modalità di reazione. Qui siamo di fronte a qualcosa di diverso».
Lei che sospetto ha?
«Potrò essere smentito, ma sono convinto che dietro non ci sia una regìa unica. Ho l’impressione che la scintilla sia stata un unico episodio di minaccia e che poi sia scattato un fenomeno di imitazione da un Paese all’altro, diffuso attraverso i social media. Anziché una regìa ipotizzo una rete informale. Posso sbagliarmi, ce lo diranno le indagini».
Come ci si può difendere?
«È molto difficile, perché quando una compagnia riceve una minaccia a un aereo lo fa atterrare subito. Nessuno si prende la responsabilità di ignorare una minaccia, col rischio che poi gli venga rinfacciato di averla ignorata e di essere responsabile, dal punto di vista dei risarcimenti, della morte di decine o centinaia di persone».
Quando gli aerei civili vengono scortati da jet militari verso scali d’emergenza dove si stanno già dirigendo per conto loro, non è uno sfoggio di forza superfluo?
«No, ha una sua logica. Un’ipotetica bomba su un aereo civile potrebbe trovarsi nelle mani di un dirottatore, che minaccia di farla esplodere e vuole impadronirsi del velivolo. Fare affiancare l’aereo da uno o più caccia permette ai piloti militari di guardare attraverso i finestrini per verificare qual è la situazione effettiva a bordo, al di là di quello che riferiscono via radio i piloti del velivolo civile».
Verificare così, de visu?
«Sì, si opera anche in questo modo, nonostante tutte le tecnologie che abbiamo».
Nessun esempio di allarmi bomba dalla Russia?
«Sì. Nel 2001 le autorità bielorusse con un falso allarme bomba fecero atterrare a Minsk un volo Ryanair e arrestarono il dissidente Roman Potasevich».