
«Ai franchi tiratori preferisco i franchi bevitori». Con una battuta che richiama il dibattito politico di questi giorni sui “franchi tiratori” nella maggioranza in occasione del voto sulla riforma della legge elettorale, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha aperto il suo intervento a Vinitaly and the City a Sibari.
«I franchi bevitori sono quelli che si uniscono alla compagnia bevendo in modo schietto e allegro, nel nome del buon vino. E siamo qui proprio per celebrare questo. Anche perché preferisco i franchi bevitori ai franchi tiratori, che hanno un ruolo nella società non particolarmente corretto», ha detto Lollobrigida.
Il ministro ha ribadito il valore del Made in Italy, sottolineando come la qualità da sola non sia sufficiente se non viene raccontata. «Made in Italy significa fatto bene, bello, di qualità e da comprare. Ma se non lo racconti, non assume valore economico».
Riferendosi a Vinitaly and the City, ha ricordato come il vino sia molto più di un prodotto, ma il racconto stesso del territorio: «Vinitaly è il tempio del vino, non perché ci si beve e basta, ma perché le aziende che producono vino lo raccontano al mondo. Dentro ogni bottiglia di vino c’è l’Italia: c’è il territorio, c’è la cultura che ha plasmato ogni luogo e che ritroviamo nei nostri prodotti».
Vinitaly and the City in Calabria, giunta alla terza edizione, ha portato la fiera del vino fuori da Verona puntando su un territorio viticolo antichissimo, ma riscoperto nella sua ricchezza solo negli ultimi 15-20 anni. «La differenza rispetto a Vinitaly a Verona è che lì bisogna costruire l’allestimento. Qui lo scenario esiste già – ha detto il ministro – È il territorio a offrire qualcosa che nessun padiglione può riprodurre».
Lollobrigida è poi tornato sul tema che negli ultimi anni ha visto l’Italia opporsi alle proposte di introdurre etichette sanitarie sul vino. «Tre anni fa il vino veniva criminalizzato un po’ dappertutto. Questa mattina la prima cosa che ho fatto è stata ringraziare l’ambasciatrice irlandese per aver compreso che era una follia pensare di apporre un’etichetta con scritto: “Il vino fa male alla salute”».
Per il ministro, il vino è parte integrante dello stile di vita italiano e della Dieta Mediterranea: «Noi siamo l’incarnazione del benessere fisico grazie alla nostra alimentazione, grazie alla nostra cucina e a quell’altro elemento che ha permesso alla cucina italiana di diventare patrimonio dell’umanità Unesco: la convivialità».
Una convivialità che è il distinguo del nostro Paese nel panorama internazionale: «A tavola facciamo affari, celebriamo matrimoni, affrontiamo anche i divorzi, discutiamo, ci confrontiamo – ha detto Lollobrigida -. Ma quella convivialità, quel clima di serenità e di allegria, provate a raggiungerlo senza mettere il vino a tavola. Credo che sia impossibile».
Riprendendo la battuta iniziale, ha concluso: «Nel nome dei franchi bevitori, attendiamo di poter gustare il vino e continuare a confrontarci. Con il compito che ciascuno di noi ha: custodire ciò che abbiamo ricevuto da chi è venuto prima di noi, interpretarlo al meglio nel presente e lasciare a chi verrà dopo qualcosa di ancora migliore».