Tra il fine settimana che ci sta davanti e quello successivo che chiuderà di fatto la stagione delle ferie, milioni di italiani e di altri europei lasceranno le località di vacanza – spesso lentamente per le lunghe code sulle autostrade e i ritardi dei voli e dei treni – e ritorneranno ai loro luoghi di lavoro e di studio. Che cosa troveranno? Un orizzonte tranquillo oppure prospettive sempre più incerte, inflazione in salita e magari un appesantito clima di guerra, da non escludere dopo le minacce iraniane di colpire le basi americane nell’aerea del Mediterraneo?
Per prima cosa troveranno le “stanze del potere”, a cominciare dai parlamenti, in buona parte ancora chiuse. Tra i primi a riprendere l’attività normale saranno gli uffici della Commissione e del Parlamento europeo, anche perché le loro ferie, talvolta chiamate “recessi”, sono spesso cominciate prima di quelle dei parlamenti nazionali. Per il 9-10 settembre pressoché tutti i “ritardatari” saranno, o dovrebbero essere, ai loro posti di lavoro. A Roma il Senato dovrà dare il parere finale alla nuova legge elettorale, il che richiede la presenza del numero legale dei senatori. La Camera, dal canto suo, affronterà il problema della “governance” della Rai, appesantito dalla questione Report – di indubbia rilevanza politica – e le prime fasi della lunga procedura che dovrà portare all’approvazione della Legge di Bilancio.


Mentre tutto ciò rientra, in qualche modo, nella normalità della politica, il Parlamento fresco di ferie dovrà anche riaffrontare il problema del confronto-scontro con la Svizzera, l’Austria e soprattutto la Germania per le decine di migliaia di richiedenti asilo entrati in Italia che hanno successivamente proseguito il loro viaggio verso questi Paesi, che vorrebbero ora “restituirli” all’Italia.
E il normale cittadino? Anche quest’anno, la stagione turistica italiana è andata bene, forse meglio del previsto, nonostante la “furia” dell’Etna che ha aumentato con la sua attività vulcanica le difficoltà del traffico aereo. Le ragioni di questo successo vanno ricercate nella rinuncia di moltissimi turisti europei a vacanze in Paesi troppo lontani e alla loro sostituzione con località europee di lunga tradizione turistica, tra le quali l’Italia primeggia. Come si comporteranno i cittadini europei, e gli italiani in particolare, in questo “post vacanze”? La domanda interna di beni e servizi sconta tutta l’incertezza presente e stenta a decollare. Per l’Italia, in particolare, ma anche per Francia e Germania, è quindi difficile prevedere un significativo sostegno alla crescita: è più realistico aspettarsi una ”tenuta di galleggiamento”, già troppe volte sperimentata.


La vera sfida del dopo-vacanze sarà quella di guardare lontano, oltre le elezioni politiche. E soprattutto di indurre i politici a non fare promesse tipo “palloncino gonfiato”. Come ha recentemente richiesto Carlo Cottarelli ogni proposta, da qualsiasi parte venga, dovrebbe essere correlata da indicazioni sui tempi di realizzazione, i costi e, soprattutto, le modalità di finanziamento.
Ampliando il nostro sguardo, faremmo tutti meglio a dedicare maggiore attenzione all’Intelligenza Artificiale che comincia a cambiare in profondità la natura di molte attività sia lavorative, sia del tempo libero, e che consuma ingenti quantità di energia, contribuendo in maniera sensibile a un cambiamento climatico non più negabile. C’è molto spazio, a livello europeo, non soltanto per forme di controllo ma anche per investimenti che evitino il ritardo del Vecchio Continente. Abbiamo, in sostanza, di fronte a noi un autunno molto incerto e difficile, privo di un indirizzo politico chiaro e con la leadership destabilizzante di Trump ma, impegnandoci potremmo anche uscirne quasi bene.