
Il fondatore di Microsoft chiede regole globali per governare la nuova tecnologia: «Può diventare il più grande strumento di uguaglianza oppure produrre nuove ingiustizie».
L’intelligenza artificiale può diventare «il più grande strumento di uguaglianza mai inventato» oppure «la peggiore fonte di ingiustizia». Bill Gates affida al suo blog un lungo appello ai governi: il mondo deve prepararsi subito agli effetti della rivoluzione tecnologica.
Il fondatore di Microsoft non nasconde i rischi. Molti lavori, soprattutto quelli di livello iniziale e intermedio, potrebbero scomparire per sempre. L’impatto riguarderà gli impiegati, ma anche gli operai, con robot sempre più economici e capaci. «Senza politiche adeguate, i nuovi posti saranno molti meno di quelli attuali», avverte Gates. A pagare il prezzo più alto rischiano di essere i giovani, che troveranno meno occasioni per entrare nel mercato del lavoro.
C’è poi il problema della sicurezza. L’IA renderà più semplici le frodi, gli attacchi informatici e la creazione di armi biologiche. Anche persone con competenze limitate potranno colpire ospedali, banche, reti elettriche e istituzioni pubbliche. Gates teme inoltre gli effetti degli assistenti virtuali sui ragazzi: strumenti sempre disponibili e accomodanti potrebbero creare dipendenza, indebolire le relazioni e ridurre la capacità di pensare in modo critico.
Ma il miliardario americano invita a non guardare soltanto ai pericoli. L’intelligenza artificiale può accelerare la ricerca contro le malattie, aiutare i medici nelle diagnosi, sostenere gli agricoltori dei Paesi poveri e rendere più semplici i servizi pubblici. La Gates Foundation prevede di spendere 200 miliardi di dollari entro il 2045, dedicando un’attenzione crescente all’IA.
Gates vuole portare il tema anche al presidente cinese Xi Jinping, che spera di incontrare entro la fine dell’anno. La sua proposta è creare un organismo internazionale incaricato di controllare i sistemi più pericolosi. «Non esiste ancora un piano per entrare nell’era dell’intelligenza artificiale», avverte. E aspettare che milioni di persone perdano il lavoro potrebbe essere troppo tardi.