L’artefice della formidabile rimonta in Meclemburgo-Pomerania è una donna – un’altra trincea gentile contro l’estrema destra nazionalista spinta anche in Germania dal voto di uomini arrabbiati – che fino a poco tempo fa i sondaggi non avevano visto arrivare. Manuela Schwesig, detta “la Barbie della costiera” dai suoi avversari della Cdu, ha smontato giorno dopo giorno le inconsistenti ricette economiche degli avversari di AfD e, a campagna elettorale data per persa, ha preso per mano il partito socialista trascinandolo quasi venti punti sopra il miserevole e perdente 19% di un anno fa. Ma non è bastato.
il personaggio
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Cinquantatré anni, un cancro sconfitto alle spalle, una solida carriera economica e fiscale costruita anche con la difesa convinta del gasdotto russo-tedesco Nordstream che sbocca proprio in Pomerania, Schwesig ha lasciato definitivamente la pubblica amministrazione nel 2008, quando è stata nominata per la prima volta al governo regionale, lanciandosi nella politica a tempo pieno. Agli anni immediatamente successivi risalgono i suoi progetti più ricordati oggi, in virtù della controrivoluzione conservatrice all’orizzonte: ministra della famiglia tra il 2013 e il 2017, nella grande coalizione della legislatura Merkel III, ha introdotto la legge che impone una quota fissa del 30% di donne nei consigli di sorveglianza delle grandi aziende quotate in borsa, ne ha promossa un’altra sulla trasparenza salariale e, profetico nel suo land Meclembrugo-Pomerania, ha stanziato finanziamenti per rafforzare la democrazia e prevenire l’estremismo di destra, il cosiddetto “demokratie leben”.
il reportage
Berlino, nel quartiere che parla russo: “Qui votiamo tutti l’estrema destra”
dalla nostra inviata Francesca Paci


Mentre la Spd precipitava nel burrone che sta inghiottendo i partiti di massa europei, Schwesig si è costruita così una reputazione che adesso diventa quasi fiducia cieca, al punto che qualcuno la sogna candidata della Spd alla cancelleria.