«Qui non si discrimina», garantisce Matilde Borro, 20 anni, presidente della Consulta dei Giovani. A Tronzano, il giorno dopo la denuncia di Vincenzo Giurbino, 20 anni, che si è ribellato agli «odiatori» raccontando scritte sui muri del paese con insulti legati al suo orientamento sessuale, la comunità si schiera: non siamo intolleranti.
Tronzano è con Vincenzo
Matilde conosce Vincenzo dai tempi della scuola media. Seduta al tavolino del bar Love Story, con il dehors affacciato sul vialone che conduce alla stazione ferroviaria e al sottopasso dove sono comparse le scritte, ora coperte, lancia una proposta: «Mi piacerebbe coinvolgere Vincenzo alla prossima festa del paese, all’inizio di luglio del prossimo anno. Noi della Consulta facciamo servizio ai tavoli. Se lui ha voglia, sarà il benvenuto».


È più critica nei confronti degli odiatori Giulia Pivato, 21 anni: «Vincenzo ha fatto bene a denunciare». Giulia racconta poi la propria esperienza. Da un paio d’anni studia in Inghilterra e, confrontando le due culture, ammette: «Lì sono molto più avanti a livello di inclusione». «Si sta esagerando. Vincenzo ha fatto bene a metterci la faccia», taglia corto Lorenzo, un altro giovane del paese.
Ha fatto bene a denunciare
«Questo è un luogo accogliente, dove i bambini e i ragazzi giocano ancora per strada», puntualizza il sindaco Michele Pairotto, che nei giorni scorsi ha fatto cancellare le scritte lungo il sottopasso. L’altra sera è stato contattato dalla mamma di Vincenzo: «Mi ha chiesto consigli su come agire. Io ho semplicemente ribadito di rivolgersi ai carabinieri. Questa brutta storia un risultato lo ha già prodotto. Da qualche giorno sono stati intensificati i passaggi delle pattuglie».
La denuncia di Vincenzo, insultato perché gay: “Ecco le scritte”

Gli odiatori e le denunce
In questo paese di poco più di tremila abitanti, a circa diciotto chilometri da Vercelli, c’è chi è convinto che dietro quelle scritte ci sia la mano di un gruppo di ragazzi. Come quelli che arrivano qui lungo il viale verso sera. Un altro luogo di ritrovo degli adolescenti sono gli scalini del piccolo market, a poca distanza dal viale. Anche qui, sulla facciata posteriore dello stabile, qualcuno ha imbrattato il muro con una frase discriminatoria nei confronti di Vincenzo. Ieri la scritta è stata cancellata. Ma dopo la denuncia del ventenne ne è comparsa una nuova: «Vieni a dircelo in faccia», seguita da altri insulti omofobi. A mostrare quella frase, scritta sul muro della scalinata che porta al primo binario della stazione, proprio accanto a una scritta già cancellata, è lo stesso Vincenzo. «Ora ne ho abbastanza. Non so più cosa dire. Arriverà una terza denuncia: la prima era stata presentata nel 2024».
L’Arcigay
Parole di solidarietà arrivano anche da Gianluca Mischiatti, presidente di Arcigay Rainbow di Vercelli-Valsesia, che il 19 settembre organizzerà il Pride: «Questo ragazzo ha fatto un atto di grande coraggio. Noi, come associazione, vorremmo fargli sentire tutta la nostra vicinanza e magari assisterlo dal punto di vista legale, se ce ne sarà bisogno».
Poi, in previsione dell’evento di settembre, recentemente oggetto di critiche da parte del deputato di Futuro Nazionale Emanuele Pozzolo, originario di Vercelli, Mischiatti avverte: «Il nostro è un territorio che ha bisogno del Pride, lo dimostrano episodi come questo».