WASHINGTON. Donald Trump – in un discorso televisivo alla nazione in prima serata – è tornato a parlare dei tentativi stranieri d’influenzare le elezioni statunitensi del 2020. In particolare, secondo il tycoon, gli sforzi della Cina nel 2019.
«Il governo cinese voleva che il presidente degli Stati Uniti perdesse le prossime elezioni», ha detto durante il suo discorso in prima serata. «E il motivo per cui volevano che perdessi è che sapevano che avevo capito il loro gioco».
il discorso alla nazione
Ciclone Trump contro Cina e tv, ma il vero obiettivo è il voto di Midterm
MAURIZIO MOLINARI


Un ultimo, ennesimo atto che, secondo gli osservatori elettorali, è apparso come una campagna volta a seminare sfiducia per le prossime elezioni e a mettere in discussione la sua sconfitta di sei anni fa, piuttosto che a dimostrare fatti concreti relativi a possibili interferenze elettorali straniere.
«Ogni americano ha il diritto di sapere che, quando esprime il proprio voto, questo verrà conteggiato con precisione all’interno di un sistema; l’obiettivo è rendere tale sistema sicuro: un sistema in cui brogli e interferenze non siano soltanto difficili, ma praticamente impossibili», ha detto.
L’annuncio della declassificazione di numerosi documenti dell’intelligence americana riguardanti le presunte ingerenze – pubblicati sul sito della White House – in realtà non ha dimostrato granché.
Ad esempio, la Cina avrebbe ottenuto 220 milioni di archivi sugli elettori americani in 18 stati, ma si tratta di dati di dominio pubblico come nomi e indirizzi delle persone registrate per votare.
Tali affermazioni derivano dal punto di vista minoritario di un’analisi dell’intelligence del 2021, che invece concludeva che la Cina non aveva compiuto alcuno sforzo significativo per influenzare le elezioni, per paura di turbare le relazioni con gli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, gli stessi documenti diffusi dalla Casa Bianca sono molto cauti in ciò che rivelano: suggeriscono l’esistenza di prove relative a tentativi di influenza filo-cinesi e indicano che il governo cinese nutriva scetticismo nei confronti del presidente Trump.
Ma non c’è nessuna “pistola fumante” a confermare l’esito di tale ingerenza.
Al di là di Pechino, Trump ha menzionato anche il Venezuela e la sua capacità di manipolare il conteggio dei voti.
I documenti diffusi dalla Casa Bianca includono un’analisi della Cia, la quale rileva che le autorità venezuelane disponevano di “una certa capacità di manipolare i sistemi di voto elettronico” per influenzare l’esito delle consultazioni elettorali nel proprio Paese, ma stabilisce al contempo che il governo venezuelano non aveva la possibilità di truccare le elezioni al di fuori dei propri confini.
Di fatto, la ricostruzione fornita dal tycoon è apparsa fortemente fuorviante: i documenti pubblicati precisano che, sebbene tali paesi possano violare i sistemi informatici delle elezioni locali, non abbiano la capacità di modificarne i risultati.
È la stessa valutazione di lunga data delle agenzie di intelligence statunitensi: la natura estremamente localizzata delle elezioni costituisce la migliore difesa contro le intrusioni informatiche straniere.
Trump ha anche accusato il “deep state” di avergli omesso intenzionalmente le informazioni su queste interferenze – sebbene non vi siano vere prove di ciò – e ha annunciato un’investigazione.
Ma, guardando i documenti sul sito della Casa Bianca, ciò che emerge è una divergenza di opinioni tra i vari membri dell’intelligence, piuttosto che un tentativo d’insabbiamento da parte di qualche membro del governo.
Altra accusa: l’aver scoperto circa 278.000 non cittadini americani presenti negli elenchi elettorali statali.
Tuttavia, è noto che il programma di incrocio dei dati citato da Trump tende a fornire una cifra sovrastimata di presunti non americani, in parte perché i cittadini naturalizzati vengono spesso erroneamente classificati come non cittadini.
Sebbene decine di indagini, verifiche, riconteggi e procedimenti giudiziari a livello locale, statale e federale non abbiano portato alla luce esempi di frodi elettorali su larga scala, Trump continua a sostenere che le elezioni del 2020 siano state truccate a suo danno.
Vale la pena ricordare che non sono mai emerse prove pubbliche a sostegno delle affermazioni del tycoon e dei suoi alleati riguardo a interferenze straniere — né nella fase di voto né in quella di scrutinio — nelle elezioni del 2020 o in altre consultazioni recenti, né riguardo a frodi significative che avessero coinvolto le schede cartacee.
Ciononostante, questo discorso ha rappresentato per Trump un’altra occasione di grande risonanza per avanzare affermazioni prive di fondamento sui risultati e promuovere la sua agenda politica.
In particolare, il repubblicano ha sfruttato questo discorso per sollecitare i legislatori ad approvare il “Save America Act”, il provvedimento da lui fortemente voluto che imporrebbe requisiti di identificazione e registrazione degli elettori e limiterebbe in modo significativo il ricorso al voto per posta.
«A meno che voi non vogliate barare, l’unico motivo per cui non lo fareste è che volete barare, perché le vostre politiche sono così pessime e i vostri candidati così patetici che non riuscite a farla franca o a farli eleggere in altro modo», ha detto Trump alla fine del suo discorso.
Una legge che, nel Congresso, finora non ha trovato grandi consensi e difficilmente, guardando ai numeri, li troverà.