
“C’è un legame segreto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio”. La lentezza, Milan Kundera
Accade nella vita quotidiana, nelle conquiste e sotto le lenzuola. Il grado di lentezza con cui viviamo le esperienze è direttamente proporzionale all’intensità del ricordo postumo, la velocità invece segue direttamente e velocemente l’oblio, anche in amore.
La sessualità frettolosa, mordi e fuggi o senza cerniera, come la definiva in “Paura di volare” Erica Jong, si dimentica in fretta. Non lascia tracce indelebili del suo passaggio.
È un tipo di sensualità consumistica, bulimica, che ha un unico scopo: soddisfare un istinto, un bisogno.
La lentezza della e nella sessualità si imprime nella memoria corporea che, tassello dopo tassello e centimetro di pelle dopo centimetro di pelle, si fa ricordo.
Nel mondo della gratificazione istantanea in cui abbiamo smarrito la capacità di attendere e desiderare, dove tutto corre alla velocità di un clic, l’intimità subisce tristemente e brutalmente lo stesso trattamento. Siamo diventati consumatori di sesso fast-food: rapido, finalizzato unicamente al raggiungimento dell’orgasmo, senza fronzoli e orpelli, tantomeno comunicativi.
Coiti frettolosi, distratti, con sconosciuti che forse, poi e non sempre, diventano conosciuti.
Si cambia rotta: lo slow sex
Stiamo assistendo a un cambiamento importante. Si fa strada a calci e pugni una nuova controtendenza che in maniera trasgressiva tenta di ridisegnare la mappa del piacere sessuale: il sesso slow, lento.
Lungi dall’essere una semplice tecnica pseudo- tantrica o una moda passeggera, rallentare sotto le lenzuola è una vera e propria rivoluzione culturale e neurobiologica.
Sembra che finalmente abbiamo capito che rallentare equivalga al vivere di più e meglio. A dilatare il tempo, ad allargarlo oltre che allungarlo. Che l’attesa rappresenti il più potente amplificatore del desiderio. Che fare l’amore con il corpo, il cervello e il cuore, senza fretta e senza quella compulsione che tende a consumare tutto, rappresenti un vero elisir erotico.
Togliere il piede dall’acceleratore, almeno in camera da letto, può trasformare radicalmente la vita intima e consegnarla alla dimensione più appagante che ci sia.
La trappola della performance
La parola performance, tristemente usata da tanti dei miei pazienti quando si parla di sessualità, è assolutamente non congrua al suo reale contenuto. Stride fortemente con un concetto di sessualità appagante e nutriente.
In camera da letto, o altrove, non si partecipa a una maratona, tantomeno a una manifestazione ginnica o circense. La parola sessualità dovrebbe evocare l’alchimia di un incontro tra due persone e personalità, fragilità e bisogni, paure e fantasie.
La pornografia ci ha abituati a un modello di sessualità compulsiva e immediata, dove l’eccitazione giunge a picchi vertiginosi in pochi minuti (per chiare esigenze di copione).
Questo approccio attiva il sistema nervoso simpatico, lo stesso che viene coinvolto in situazioni di stress o di pericolo.
Il risultato, nella realtà e non nella filmografia, è un catastrofico atto amoroso. Ed ecco che appaiono la famigerata ansia da prestazione, la perdita dell’erezione e le più variegate difficoltà a raggiungere l’orgasmo.
Il sesso lento propone invece il percorso inverso: tacitare il sistema nervoso simpatico e attivare il parasimpatico, quello deputato al rilassamento e al riposo. Solo quando il corpo e il cuore si sentono al sicuro e non pressati dalla fretta e dalle incognite, i vasi sanguigni si dilatano completamente, la sensibilità della pelle aumenta a dismisura e la mente smette di fare da spettatrice critica (vado bene così? quanto manca?, ho l’erezione? è valida? ecc..), fenomeno disfunzionale che in sessuologia si chiama spectatoring: il padre di tante disfunzioni sessuali, maschili e femminili.
Effetti collaterali della lentezza
In amore, nelle relazioni, nell’amicizia e nella sessualità, la lentezza è un amplificatore delle sensazioni, un vero nutrimento dei legami.
Una sorta di cemento armato che unisce e che agisce al lento rilascio e a lungo termine. Tutto ciò che è frettoloso arde e brucia in fretta: alcuni pazienti mi raccontano infatti che in fase post orgasmica, talvolta da alticci, non ricordano nemmeno il nome della persona con cui hanno avuto un rapporto sessuale, per vivere poi una sensazione di vuoto inconsolabile e incolmabile.
Chi ama o desidera veramente rallenta il passo, assapora i dettagli e fissa nella mente e nel cuore ogni istante. Nella velocità e nella frenesia – anche nei coiti frettolosi e urgenti – abita la dimenticanza.
Rallentare non significa fare le stesse cose di sempre ma al rallentatore. Significa spostare il focus dall’obiettivo, l’orgasmo, al percorso, il piacere di vivere e assaporare ogni istante con intensità.
Tra i benefici della lentezza sessuale abbiamo senza dubbio l’amplificazione delle sensazioni. La pelle ha bisogno di tempo ed è il nostro organo sessuale più esteso: avvolge tutto il nostro corpo.
Quando i movimenti hanno le ali della leggerezza e della spontaneità, le mani sentono quello che prima ignoravano e la comunicazione muta tra la pelle di chi tocca e di chi viene toccato acquista un altro sapore e un’altra intensità.
Nella lentezza si riduce l’ansia.
Senza l’obbligo del gran finale, sparisce per magia la paura di non farcela e la frenesia di farcela. Se l’obiettivo dell’intimità diventa lo stare insieme e il sentire, non esiste il fallimento.
La risposta orgasmica si fa più intensa. Paradossalmente la rinuncia alla ricerca ossessiva dell’orgasmo è il modo migliore per vivere una sessualità appagante.
Wilhelm Reich e la trappola della potenza orgastica
Allievo ribelle di Freud e padre della terapia corporea, Reich ha dedicato la sua vita a studiare l’energia sessuale.
In un momento storico di compulsione e di tutto e subito, la teoria di Reich sembra talmente attuale da sembrare indispensabile.
Fu il primo studioso a distinguere la semplice erezione e la conseguente eiaculazione dalla vera potenza orgastica, che è invece la capacità di abbandonarsi al flusso dell’energia senza inibizioni (l’obiettivo della sessualità lenta).
La sessualità compulsiva e frettolosa non è segno di libertà e nemmeno una conquista, ma è indice di una corazza caratteriale difensiva che teme il contatto profondo, il nuotare dove non si tocca. I pazienti che si rivolgono a me, che hanno paura dell’intimità profonda, della sessualità basata sullo scambio di pelle e di emozioni, tendono ala frettolosità e alla compulsione: sostituiscono la qualità emozionale con la quantità dei rapporti sessuali.
Reich, nei suoi scritti, spiegava che chi fa il maratoneta a letto lo fa perché non tollera l’aumento dell’eccitazione nel corpo e nella psiche: la fretta viene utilizzata per tacitare l’ansia del contatto profondo.
Rallentare è un atto di ribellione. In un’epoca che ci vuole performanti in ufficio, in palestra e persino a letto, darsi il permesso di godersi il proprio tempo è il più grande lusso e il più grande piacere che possa esserci.
Questo articolo è stato scritto in esclusiva per La Stampa da Valeria Randone, psicologo e sessuologo clinico a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano”
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