
MONTEVIDEO. “Una pace che voglia dirsi globale riguarda anche i popoli segnati dal colonialismo- afferma padre Giulio Albanese, consigliere della Segreteria di Stato vaticana-. Nell’enciclica Magnifica humanitas, Leone XIV richiama l’attenzione sulle forme nuove che può assumere il dominio, fino all’appropriazione dei dati sanitari e genetici di intere popolazioni. La domanda resta la stessa. Chi decide, e per conto di chi? A chi, come Donald Trump, affida ai muri una parte della propria risposta, Leone XIV propone un ponte. E lo lascia aperto anche a chi preferisce i muri”. In America Latina, puntualizza il missionario comboniano e direttore della Cooperazione missionaria al Vicariato di Roma, “il neocolonialismo si manifesta storicamente attraverso le multinazionali che estraggono materie prime (minerali, risorse energetiche, prodotti agricoli da monocultura) esportando i profitti all’estero e lasciando sul territorio danni ambientali e povertà sociale”.
Qual è l’incidenza geopolitica della visita del Papa in America latina?
Parlando alle autorità a Montevideo, Leone XIV ha richiamato la Costituzione uruguaiana, che promuove l’arbitrato e gli altri mezzi pacifici per risolvere le controversie. Aveva indicato nel Mercosur uno spazio concreto di cooperazione. È qui che il suo discorso va oltre la chiusura dei sovranismi. Un Paese esercita la propria sovranità anche quando riconosce le ragioni dei vicini, cerca un accordo e tiene fede alla parola data. La loro partecipazione si misura nella possibilità effettiva di decidere del proprio futuro, di far valere la propria voce e di orientare l’uso delle proprie risorse”.
Perché Leone ha scelto proprio questi tre paesi sudamericani?
“Tra Paysandú, in Uruguay, e Colón, nella provincia argentina di Entre Ríos, il fiume Uruguay segna il confine tra i due Paesi. Dal 1975 lo attraversa il ponte General Artigas, una strada costruita grazie a un accordo tra i due governi e intitolata a uno dei protagonisti delle lotte per l’indipendenza nel Río de la Plata. Nell’omelia del 7 novembre a Paysandú, Leone XIV ha scelto un’immagine che la gente del luogo conosce bene. Su quel ponte, la cooperazione ha la concretezza di una strada che si percorre ogni giorno. Il Papa ha ricordato l’assedio di Paysandú del 1864. Il vescovo Jacinto Vera si stabilì sull’isola della Carità, di fronte alla città assediata, per assistere i rifugiati e i feriti di entrambi i fronti. La pace cominciava lì, nel gesto di chi si chinava su una ferita prima ancora di domandare da che parte stesse il ferito. È il Vangelo del samaritano, vissuto mentre intorno infuriava la guerra”.
Come agisce il neocolonialismo?
“Attraverso catene invisibili come il continuo circolo dell’indebitamento. Il debito estero imposto dai mercati globali e dalle grandi istituzioni finanziarie genera altro debito. Questo meccanismo priva i paesi dell’America Latina (così come quelli africani) della reale sovranità economica, costringendoli a politiche di austerità che soffocano il welfare e lo sviluppo locale. Il neocolonialismo non si esprime più attraverso l’occupazione militare o il dominio territoriale diretto (colonialismo classico), ma tramite la subordinazione economica e finanziaria. Il neocolonialismo statunitense in America Latina è palese. La nuova Dottrina Monroe (spesso ribattezzata ironicamente “Dottrina Donroe” da Donald Trump e dai commentatori) rappresenta un ritorno neoimperiale della storica dottrina formulata nel 1823 dal presidente James Monroe. Gli Usa rivendicano il controllo diretto o indiretto dell’emisfero occidentale (il “cortile di casa”), basandosi su rapporti di forza e potere piuttosto che su regole multilaterali condivise. La finalità oggi non è più quella di arginare le potenze coloniali europee dell’Ottocento, ma bloccare l’avanzata economica, infrastrutturale e politica di Cina (tramite la Belt and Road Initiative) e Russia nel continente americano”.
I predatori sono le grandi potenze?
“Le potenze occidentali (e le nuove potenze globali come la Cina) celano i propri interessi economici dietro narrazioni paternalistiche o aiuti umanitari di facciata. La corruzione dilagante che blocca lo sviluppo di questi territori non è solo interna ai governi locali (i corrotti), ma è strutturalmente alimentata dai corruttori (i grandi capitali stranieri) che traggono profitto dall’instabilità”.
Le migrazioni sono una conseguenza?
“I flussi migratori che partono dall’America Latina verso gli Stati Uniti o l’Europa non sono fenomeni accidentali, ma la diretta conseguenza dei conflitti indotti, delle diseguaglianze economiche e dell’esclusione sociale strutturata dai mercati globali nelle terre d’origine”.