«A Torino e in Piemonte c’è una tassazione Irpef che fino a 20 mila euro toglie ai lavoratori 500 euro l’anno. Per i lavoratori da 20 mila a 40 mila euro, che sono la stragrande maggioranza delle persone che rappresentiamo fra lavoratori e pensionati, sono 1345 euro all’anno. È una vergogna questa tassazione e diventerà una vergogna se noi staremo in silenzio e da settembre non chiederemo alle Regioni e ai Comuni di ridurre le tasse». È questo l’attacco che Pierpaolo Bombadieri, segretario generale nazionale della Uil, ha lanciato dal palco del XIII Congresso della Uil Piemonte che si è svolto oggi all’Auditorium del Santo Volto. Un evento che è servito anche a ufficializzare il cambio della guardia a capo della sigla a livello regionale, con il saluto di Gianni Cortese dopo 18 anni di militanza e l’ingresso di Chiara Maffè.
“In piazza per dire che devono restituirci i soldi”
«Se noi a livello nazionale portiamo a casa dei risultati, poi pensiamo che questi risultati debbano essere tutelati anche a livello territoriale – ha proseguito Bombardieri –. Abbiamo cominciato a fare un po’ di luce sulle tasse regionali e comunali. Noi siamo bravi a creare rapporti con le istituzioni, ma questi rapporti non possono condizionare le nostre rivendicazioni. Da settembre è necessario andare in giro per le piazze, per dire che devono restituirci i soldi».


A Mirafiori i lavoratori continuano a essere in cassa
C’è poi un’altra questione che, inevitabilmente, è all’ordine del giorno e riguarda l’automotive e lo stabilimento di Mirafiori. «Su Mirafiori è da un po’ di anni che Stellantis presenta numeri e ci dà dei dati, ma i lavoratori continuano a essere in cassa integrazione – dice Bombardieri – L’ottimismo c’è, ma siamo abituati a giudicare i fatti». Più in generale, l’attenzione riguarda la traiettoria del settore a livello europeo.
Il rapporto con la Cina
E qui il segretario nazionale Uil lancia l’allarme: «C’è un problema che riguarda l’automotive in Europa. La possibilità di fare accordi con case cinesi, se non governato da una politica industriale europea, rischia di lasciare l’innovazione e il cuore dell’auto elettrica in Cina e in Europa rischiamo di diventare soltanto quelli che assemblano le macchine – commenta Bombardieri – Penso che come organizzazione sindacale, non solo in Italia ma soprattutto in Europa, noi dobbiamo chiedere alla commissione una scelta chiara sulla politica industriale per quello che riguarda l’automotive, che coinvolge più di 15 milioni di lavoratori e lavoratrici. Questo tema, soprattutto per quello che riguarda l’innovazione e la ricerca, è un tema delicato se guardiamo al futuro. Se guardiamo a sei mesi, io penso che quello che dice Stellantis può dare delle risposte parziali, perché non possiamo sempre accontentarci di giocare in difesa, dovremmo capire qual è lo sviluppo di un gruppo come Stellantis e del sistema automotive in Europa».


“Da 20 anni attendiamo soluzioni per l’Ilva”
Un argomento che tiene banco nelle parole del segretario Bombardieri è anche quello dell’Ilva, che in Piemonte conta tre stabilimenti a Novi Ligure, Racconigi e Gattinara. «Da vent’anni noi non riusciamo a vedere soluzioni per l’Ilva, e ci saremmo un po’ stancati. Allora noi abbiamo detto provocatoriamente che l’Ilva è chiusa. Se non ci sono soluzioni, è giusto dire che l’Ilva sia chiusa e che ognuno si assuma le proprie responsabilità e che si cominci a capire gli stabilimenti, a partire da quello di Taranto, che cosa faranno dopo, ma soprattutto i lavoratori e le lavoratrici – dice – Noi insistiamo sul fatto che abbiamo lavoratori e lavoratrici che stanno in cassa integrazione da anni, ma loro vorrebbero lavoro e dignità».
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Piemonte maglia nera dei morti sul lavoro
Il convegno della Uil è stato anche l’occasione di formalizzare il passaggio di consegne dall’era di Gianni Cortese alla nuova segretaria regionale Chiara Maffè, che subito dopo la sua elezione ha indicato la priorità. «Abbiamo una sfida che mi sta particolarmente a cuore, che è quella di Zero morti sul lavoro, che è la campagna che la Uil ha avviato qualche anno fa e che io sento come una grande responsabilità, perché a Torino e in Piemonte abbiamo grandi ferite rispetto alla sicurezza sul lavoro, che partono dalla Thyssen-Krupp e arrivano alla strage di Brandizzo e alla strage della gru di via Genova – ha spiegato –. Credo che questa sia una battaglia da portare avanti fino in fondo e che per me non è uno slogan, ma un segno di civiltà che dobbiamo acquisire per rendere sicuri tutti i lavoratori che vanno a lavoro. La si porta avanti in tutte le sedi in cui sia possibile, attraverso accordi con le istituzioni, attraverso l’insistenza per aumentare i controlli, attraverso la costruzione di una cultura della sicurezza che parta dalle scuole e arrivi fino al mondo del lavoro. Il Piemonte ha una maglia nera rispetto alle morti per infortunio sul lavoro, perché abbiamo dei dati davvero inquietanti. Questa cosa va invertita, abbiamo già fatto molto lavoro, ma molto altro resta da fare».