«Oggi la canzone d’autore è morta». Fiorella Mannoia non usa mezzi termini, è tranchant, parla senza remore: «Se i giovani tra i venti e i trent’anni non li intercettiamo è colpa nostra, delle radio, non delle tv perché i ragazzi non la guardano più. Non li intercettiamo perché non ci conoscono e non sanno che cosa è esistito prima di loro. Ho 72 anni e da me i ragazzini non vengono, eppure ci sono i loro padri, i nonni e quelli che mi hanno sempre seguita. Ci vuole qualcuno che tramandi la conoscenza e lo stiamo facendo sempre meno. È il vero grande dramma del cantautorato italiano».
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Mannoia ha inaugurato sabato sera a Genova il tour «Fiorella canta Fabrizio e Ivano – Anime Salve», l’idea è quella del progetto costruito attorno alle opere di Fabrizio De André e Ivano Fossati (ieri sera applaudito in platea). Cantautorato quindi, all’ennesima potenza. Un debutto che guarda alla grande tradizione e già con le prime date del 27 e 28 giugno all’Arena del Mare del Porto Antico di Genova ha dato una scossa al mondo dei live 2026. Il giorno dopo la prima, questa superdonna cantautrice, libera, intelligente, si racconta, elucubra, rivela, confessa il suo pensiero su tante cose che la riguardano e hanno mosso questo progetto. «Dovendo interpretare due artisti di questo calibro, De André e Fossati, artisti immensi, ho dovuto scegliere. Le notti di maggio o Via del campo sono due totem che non volevo dare per scontati. Non le faccio ma ci sono La guerra di Piero, La canzone di Marinella. In futuro non nego che ci possa essere spazio per altre meraviglie, che per ora tengo in tasca, ma adesso la scaletta va bene così». Più che un semplice concerto, lo spettacolo è un percorso attraverso due repertori che hanno lasciato un segno profondo nella musica italiana. L’occasione è il trentesimo anniversario di Anime Salve, l’ultimo lavoro discografico di Faber scritto insieme a Fossati e considerato uno dei dischi simbolo della canzone d’autore. «Per questo – dice – la scaletta alterna Khorakhané (ho chiesto a Dori Ghezzi se volesse cantarla con me sul palco ma non c’è stato verso), Princesa e Smisurata preghiera. Non mancano Il pescatore, Bocca di rosa, ma anche canzoni del mio repertorio».
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Il concept del concerto è «una scelta sociale». Non c’è canzone che non richiami a un tema oggi caldissimo, fragoroso per quanta e la verità che c’è dentro. «La discografia, soprattutto quella di Fabrizio – dice Fiorella – è il compendio di un pensiero politico che, se avvicinato a quello di Ivano, mi permette di parlare di un’umanità reietta: i rom, i migranti, gli emarginati, i non supportati. Pensate a Ivano e alla sua L’uomo dai capelli da ragazzo, che mi tocca il cuore, è l’esempio plastico di quanto dico».
Impossibile non chiederle che cosa pensi dell’impegno politico degli artisti e dell’opinione dell’amico Francesco De Gregori che ha detto di provare «imbarazzo quando vedo artisti che sul palco si spendono per questa o quella causa; non serve a nulla». Risposta da amica colpita nel vivo: «Non mi sono sentita offesa, anche perché De Gregori è stato uno degli autori più politici che io conosca. Non ha mai espresso dal palco le sue perplessità; quello che aveva da dire lo ha messo nelle sue canzoni e mi faccia dire: sono talmente tanto rispettosa del suo pensiero e della sua intelligenza che l’essere un “bastian contrario” è un suo classico. Soprattutto quando lo metti all’angolo, ebbene, lui va dall’altra parte. Non l’ho presa come un insulto e non mi sono offesa. Mi prostro davanti a un pensiero da sempre altissimo: l’unica cosa che eccepisco è quando dice che non sa prendere posizione su Israele e Palestina. Lì mi sono stupita, perché c’è un massacro, un genocidio in mondovisione impossibile da non vedere. Quello mi ha ammutolita».
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Fiorella spesso si domanda in quali mondi stiano vivendo gli autori di oggi. «La prima volta che ho sentito Fabrizio De André avevo 14 anni; con quella voce, quell’autorevolezza, mi stava dicendo cose che non aveva mai sentito. Io in quel momento sono nata per la seconda volta. Ho capito che si poteva crescere domandandosi cosa stava succedendo nel mondo… cantandolo».
Ieri sera, Cristiano De André sarebbe dovuto essere sul palco con Mannoia per celebrare alcune canzoni del padre ma nel pomeriggio, ha fatto sapere che non ce l’avrebbe fatta. Peccato.
«Io cerco di portare avanti la canzone d’autore – chiude Mannoia – proponendola, ricantandola, ricordandola. Ivano, Faber, sono stati due giganti della parola in musica e Anime salve è il mio tributo, il mio dimostrare a chi vorrà venire ad ascoltarmi, il mio modo di tramandare il loro pensiero illuminato».