
Circa nove anni fa, il grande passo. Era il 2017 quando Sano Musab Hijazi decise che era giunto il momento di inseguire il suo sogno. «Da tutta una vita volevo un’azienda mia – racconta –. Ho capito che era il momento di fare il salto quando me lo sono sentito dentro». Per realizzare il suo progetto Sano Musab Hijazi, 44 anni, ha chiesto un finanziamento in banca «di circa 40 mila euro, e con quello sono partito». Nasceva così It’s Prodigy, una piattaforma di trasformazione aziendale basata sull’intelligenza artificiale, che punta a migliorare efficienza operativa, scalabilità e ritorno sull’investimento. Non un prodigio, come recita il nome, ma una realtà creata da anni di duro lavoro e dalla volontà di un ragazzo che non si è mai arreso.
L’infanzia nella miseria
La storia di Sano comincia in Siria, a Damasco, dov’è nato in una famiglia con nove fratelli, tra miseria e guerra. A sette anni, quando era ancora un bimbo, arriva con la famiglia in Italia, a Udine, dove cresce e frequenta la scuola. Studia, lavora e si laurea «in informatica, ma solo la triennale» racconta. Per riuscire a pagarsi l’università «ho fatto un po’ di tutto dal cameriere all’imbianchino, ma anche l’insegnante di corsi Ecdl oltre a sviluppare siti web». Sarebbe stato facile arrendersi, desistere e rinunciare al suo grande sogno viste le difficoltà. Ma Sano ha deciso di lavorare anche più sodo.
Il trasferimento a Milano
Nel 2014, a poco più di 30 anni, lascia il Friuli Venezia Giulia per trasferirsi a Milano. «Lavoravo sempre da freelance, la prima busta paga l’ho fatta io a me stesso – dice –. Sapevo che per raggiungere il mio obiettivo mi sarei dovuto formare, così ho fatto anche un cambio di carriera, per affiancare alla parte tecnica anche delle competenze manageriali, sempre in ambito tech e innovazione». Nulla è stato lasciato al caso prima di compiere il grande salto, con un finanziamento «che finirò di pagare nei prossimi mesi. E credo che, quando succederà, festeggerò».
Quattro anni prima di ChatGpt
It’s Prodigy nasce così da un’attenta «analisi di mercato e confronto – dice il fondatore e amministratore delegato – ho notato che c’era bisogno di questo tipo di strumento, una piattaforma di intelligenza artificiale per l’analisi dei dati. Quattro anni prima dell’uscita di ChatGpt, che ora tutti usano per lavorare i file excel, noi avevamo già questo tipo di tecnologia». Partendo da un capitale sociale di un euro, It’s Prodigy è cresciuta in modo esponenziale.
Sedi in quattro continenti
Dopo nove anni di attività, ha sedi in Italia, Qatar, Australia, Uzbekistan e Stati Uniti, un fatturato di 3,5 milioni all’anno e circa 30 dipendenti e altrettanti freelance. Un risultato frutto di anni di studio e impegno, unito a competenze trasversali. Ma il vero segreto di Sano Musab Hijazi è il fatto di «non essere mai stato fermo. C’è una base di competenze passate, ma mi sono sempre formato. Ho partecipato a tantissimi programmi di accelerazione, che sono la “scuola” delle startup. In totale ne ho fatti una trentina, in Italia e all’estero, oltre a seguire tutti gli eventi possibili messi a disposizione».
La Pepinière d’Entreprises
Nel suo girovagare, la strada di Sano Musab Hijazi ha incontrato quella della Pepinière d’Entreprises. «Da due anni e mezzo siamo ad Aosta con l’incubatore della Pepinière dopo aver conosciuto la fondazione Giacomo Brodolini – racconta – ci danno molto supporto e li devo ringraziare». It’s Prodigy è anche una delle realtà valdostane selezionate per partecipare alla tappa Smau di Parigi, che si concluderà oggi. «A Smau portiamo la nostra piattaforma avanzata per aiutare le imprese ad adottare sistemi di intelligenza artificiale – spiega Sano Musab Hijazi – possono essere strumenti di Ia per risolvere un problema specifico con una soluzione pronta al 90% che deve essere solo personalizzata».
E ora un libro
Mentre lavora per far sì che It’s Prodigy diventi ogni giorno di più «una startup italiana di alto valore nel mondo dell’intelligenza artificiale» Sano Musab Hijazi trova anche il tempo per scrivere un libro. «Sarà un volume formativo, non autobiografico – dice – per condividere le nozioni che conosco e dare uno spunto alle persone, in modo che chi sente la voglia di fare qualcosa di suo sappia come muoversi».