
Il 19 maggio 2026, Oprah Winfrey ha dedicato un episodio del suo podcast ai due fratelli fondatori di Anthropic. Non è un dettaglio secondario: Oprah Winfrey non intervista chi costruisce software. Intervista chi costruisce significato. La conversazione ha toccato i temi centrali della loro visione: cosa significa creare un’intelligenza artificiale sicura, perché hanno lasciato OpenAI, e come si concilia l’ambizione tecnologica con la responsabilità verso il genere umano.
La nota conduttrice americana li ha presentati come “i genitori di Claude”, il modello di linguaggio sviluppato da Anthropic. Una definizione affettuosa, ma anche precisa: chi crea qualcosa di potente si assume la responsabilità di come cresce e di come agisce nel mondo.
Oprah e gli Amodei: un’intervista diversa
Per capire la portata di questa conversazione, vale la pena collocarla nel contesto del giornalismo di Oprah. Nel corso della sua carriera, ha condotto alcune delle interviste più iconiche della storia della televisione, ognuna con un tono e un obiettivo precisi.
Le sue interviste più celebri sono spesso state confessioni pubbliche di portata storica. Con Lance Armstrong nel 2013, dopo anni di smentite categoriche, ottenne la confessione del doping sistematico che aveva accompagnato sette Tour de France. Con il Principe Harry e Meghan Markle nel 2021 scatenò un terremoto che scosse la monarchia britannica, portando alla luce tensioni razziali, pensieri suicidi e il lato oscuro della vita reale. Poi ci sono i momenti entrati nell’immaginario collettivo, come Tom Cruise che salta sul divano in preda all’euforia amorosa nel 2005, o l’intervista a Michael Jackson nel 1993, vista da 90 milioni di persone, in cui il cantante rivelò per la prima volta di soffrire di vitiligine.
L’intervista agli Amodei si colloca in un registro completamente diverso. Nessuna confessione, nessun momento virale, nessuna drammaticità. Si avvicina piuttosto alle sue conversazioni con leader e innovatori, come lo speciale del 2024 dedicato all’intelligenza artificiale con Bill Gates e Sam Altman, o le sue profonde esplorazioni intellettuali con Barack Obama.
In tutti questi casi, Winfrey agisce da surrogato del pubblico: prende argomenti complessi e potenzialmente spaventosi e li rende accessibili, ponendo le domande che una persona comune farebbe. Lo ha fatto anche con i fratelli Amodei, guidando la conversazione con curiosità genuina piuttosto che con la pressione tipica delle sue interviste-confessione.
Il loro stile di comunicazione, sobrio, focalizzato sui contenuti, privo di qualsiasi esuberanza, li ha posizionati come figure accademiche e riflessive. In un panorama mediatico dominato dalla spettacolarizzazione, questa sobrietà è diventata essa stessa un messaggio.
Perché hanno lasciato OpenAI
La risposta che hanno dato a Winfrey è semplice e diretta: divergenze sulla crescente commercializzazione dell’azienda. Quando la logica del profitto comincia a prevalere sulla missione originaria, chi ha fondato quella missione ha due scelte. Adeguarsi o ricominciare.
Dario e Daniela hanno scelto di ricominciare, fondando Anthropic nel 2021 con un obiettivo dichiarato: costruire un’intelligenza artificiale che sia genuinamente sicura e benefica per l’umanità. Non come claim di marketing, ma come vincolo strutturale e legale.
Anthropic è infatti una Public Benefit Corporation, una forma societaria che obbliga l’azienda a perseguire una missione sociale oltre al profitto. Una scelta che ha implicazioni concrete: nessun consiglio di amministrazione potrà mai sacrificare la missione sull’altare dei rendimenti trimestrali.
Un altro elemento che distingue Anthropic dalla maggior parte dei player del settore è il modello di business. Basato sugli abbonamenti, non sulla pubblicità. Una scelta che può sembrare tecnica ma ha conseguenze etiche profonde: un’azienda che guadagna dalla pubblicità ha un incentivo strutturale a massimizzare il tempo che gli utenti trascorrono sulla piattaforma. Un’azienda che guadagna dagli abbonamenti ha un incentivo a essere genuinamente utile.
Dario e Daniela hanno confermato nell’intervista anche il loro impegno filantropico, con la promessa di devolvere la maggior parte della loro ricchezza a cause di interesse pubblico. Una coerenza tra parole e azioni che nel mondo della Silicon Valley non è affatto scontata.
Le radici che spiegano tutto
Per capire davvero chi sono i fratelli Amodei, bisogna guardare da dove vengono. Sono nati a San Francisco da padre italiano, Riccardo Amodei, artigiano della pelle emigrato dalla Toscana, precisamente da Massa Marittima, e da madre ebrea americana, Elena Engel. Chi li conosce descrive questa origine come la fusione tra una sensibilità umanistica europea e il rigore scientifico americano. Una combinazione rara, e nel loro caso evidentemente fertile.
Daniela: la musicista che governa un’azienda AI
Daniela Amodei è presidente di Anthropic e il suo percorso è quanto di meno convenzionale si possa immaginare per chi guida una delle aziende tecnologiche più influenti al mondo. Letteratura, musica classica, scienze politiche. Prima di approdare nel mondo della tecnologia, il suo mondo era fatto di spartiti, testi e una borsa di studio in musica classica che poco lasciava presagire con quello che sarebbe diventata.
Questa formazione umanistica non è un dettaglio folkloristico. È la lente attraverso cui Daniela legge i temi etici legati all’intelligenza artificiale, con una profondità che molti ingegneri faticano a raggiungere. È sposata dal 2017 con Holden Karnofsky, co-fondatore di Open Philanthropy e figura centrale del movimento dell’altruismo efficace. Un matrimonio che, oltre all’affetto, sembra rappresentare una profonda comunione di intenti: usare le proprie risorse e il proprio tempo per lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato.
Circola anche un aneddoto curioso sul suo conto: una presunta passione per i maritozzi romani, la dolce brioche farcita di panna tipica della tradizione laziale. In un settore dominato da figure quasi mitologiche e volutamente distanti, l’idea che la presidente di una delle aziende AI più influenti al mondo possa avere un debole per un dolce da bar romano ha qualcosa di disarmante e profondamente umano.
Dario il matematico che non voleva fare il CEO
Dario Amodei è CEO di Anthropic, ma la sua storia personale racconta di qualcuno che al potere ha sempre preferito la sostanza. Durante la turbolenta crisi interna di OpenAI, gli fu offerto il ruolo di CEO. Rifiutò. Rimase fedele ai principi che lo avevano spinto a lasciare quella stessa azienda. Una coerenza rara in un settore dove le opportunità di carriera tendono a piegare le convinzioni.
Fin da giovane era un talento in matematica e fisica, ma non fu mai attratto dalla cultura della Silicon Valley orientata al business e agli exit rapidi. Preferiva la scienza fondamentale, quella che muove le cose davvero.
C’è però un evento che più di ogni altro spiega la sua urgenza. Nel 2006 suo padre Riccardo morì a causa di una malattia rara. Pochi anni dopo, quella stessa malattia divenne curabile. Questa esperienza, raccontata raramente ma profondamente significativa, ha alimentato in lui una determinazione precisa: accelerare il progresso scientifico, perché il tempo che si perde ha un costo umano reale e irreversibile.
Il doppio volto dell’IA: potenziale e responsabilità
Nell’intervista con Oprah, i temi al centro della conversazione sono stati molteplici e tutti di grande rilevanza: la responsabilità etica nella creazione di un’IA avanzata, il nuovo modello Mythos, l’impatto sul mondo del lavoro, le implicazioni per i bambini e la regolamentazione governativa. Un panorama ampio e articolato, affrontato con la stessa sobrietà intellettuale che caratterizza ogni loro uscita pubblica.
Da un lato le potenzialità enormi in settori come la medicina, la ricerca scientifica, l’istruzione. Dall’altro i rischi, altrettanto reali, che richiedono la costruzione di barriere etiche solide e non negoziabili. Barriere che Anthropic ha dimostrato di voler difendere anche a costo di sfidare il Pentagono, rifiutando la richiesta di rimuovere i sistemi di protezione da Claude: una scelta che ha fatto rumore ben oltre i confini della Silicon Valley.
È questa consapevolezza che distingue Anthropic dalla narrativa dominante del settore, spesso orientata a enfatizzare solo le opportunità. Riconoscere i rischi non è pessimismo. “È la premessa necessaria per costruire qualcosa che duri e che non faccia danni”, dicono i fratelli Amodei.