
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge che riscrive le regole per l’arrivo dei migranti. Previste novità per blocco navale, espulsioni e regole per i centri di permanenza.
Nel provvedimento varato dal Cdm non compare più la cosiddetta norma “salva-Almasri”, inizialmente prevista all’articolo 11 della bozza del disegno di legge. La disposizione consentiva di disporre la consegna allo Stato di appartenenza di una persona presente sul territorio nazionale qualora la sua permanenza potesse compromettere la sicurezza della Repubblica o l’integrità delle relazioni internazionali e diplomatiche dello Stato. Secondo fonti dell’esecutivo, la norma è stata eliminata dal ddl già da alcuni giorni.
Più casi di espulsione in caso di reati gravi
Il ddl migranti varato dal Cdm amplia i casi in cui il giudice, con sentenza di condanna per gravi reati, può disporre l’espulsione dello straniero o l’allontanamento del cittadino Ue. Tra i reati indicati: violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, violenza o minaccia a Corpo politico, amministrativo o giudiziario, delitti contro l’ordine pubblico, contro la famiglia, contro la persona e contro il patrimonio. Prevista inoltre l’espulsione per partecipazione a rivolte durante il trattenimento in un Cpr o in punti di crisi, mediante atti di violenza, minaccia o resistenza commessi da tre o più persone riunite, nonché per delitti con violenza alle persone o alle cose in occasione o a causa del trattenimento nei centri per migranti.
Regole più strette per i permessi di soggiorno
Diventano più stringenti anche le condizioni per ottenere la protezione complementare (ovvero il permesso di soggiorno rilasciato a stranieri che non ottengono l’asilo politico – ndr). In questo caso serviranno quattro criteri cumulativi: avere un periodo di soggiorno regolare di almeno cinque anni, una conoscenza ‘certificata’ della lingua italiana, la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari ed una disponibilità finanziaria analoga a quella richiesta per i ricongiungimenti familiari.
Interdizione temporanea delle acque territoriali
Il ddl immigrazione approvato in Cdm introduce la possibilità di interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali della frontiera marittima in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. La misura può avere durata fino a 30 giorni, prorogabili di ulteriori 30, fino a un massimo di sei mesi. Tra le ipotesi previste: rischio concreto di atti di terrorismo o infiltrazioni terroristiche, pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini, emergenze sanitarie di rilevanza internazionale ed eventi internazionali di alto livello che richiedano misure straordinarie di sicurezza.
Possibile trasferimento in Paesi terzi
I migranti a bordo di imbarcazioni sottoposte a interdizione potranno essere condotti anche in Paesi terzi con cui l’Italia abbia stipulato accordi o intese per assistenza, accoglienza o trattenimento in strutture dedicate, ove operano organizzazioni internazionali specializzate, anche ai fini del rimpatrio. Lo prevede il disegno di legge sull’immigrazione, approvato oggi in Cdm. Nel caso di violazione dell’interdizione si applica una sanzione da 10.000 a 50.000 euro. La “responsabilità solidale” si estende “all’utilizzatore o all’armatore e al proprietario della nave”.
Vannacci: “La remigrazione diventa realtà”
Con i voti del Parlamento europeo sui Paesi di origine sicuri e i Paesi terzi sicuri, «la remigrazione sta diventando realtà». Lo dice all’Adnkronos l’europarlamentare Roberto Vannacci, dicendosi «fiero» del risultato, a margine dei lavori dell’Eurocamera. I provvedimenti, prosegue, «consentiranno di rimandare verso dei Paesi sicuri tutti quegli immigrati illegali, e anche quelli che sono in attesa dell’approvazione della richiesta di asilo, in attesa che venga loro concessa, che è un principio sacrosanto»: per l’ingresso in un Paese «prima si chiede il permesso e poi si entra, non il contrario. Quindi finalmente anche l’Europa, questa Europa delle scelte scellerate dell’immigrazione di massa, sta cambiando l’atteggiamento». La svolta è stata resa possibile «grazie a noi, grazie anche al mio voto, grazie a chi finalmente si è reso conto che l’immigrazione è un problema», prosegue Vannacci. «Sappiamo che la sinistra invece ha fondato il suo mantra sull’immigrazione di massa, in parte per distruggere la società occidentale, che è considerata prevaricatrice e razzista, e in parte perché vede negli stranieri una nuova base elettorale». Non a caso, sottolinea l’eurodeputato riferendosi alle recenti dichiarazione del premier spagnolo Pedro Sanchez, «è proprio la sinistra che propone di estendere la cittadinanza al più presto possibile, e quindi anche il diritto di voto, a questi stranieri. Non hanno più il proletariato che li sostiene, non hanno più i ceti deboli della nostra società che li sostengono, e allora cercano di affidarsi agli stranieri stessi. E invece no, non funzionerà così», conclude.
Le critiche del Tavolo Asilo: diminuite le garanzie
La lista comune dell’Unione europea dei Paesi di origine sicuri e il nuovo concetto di Paese terzo sicuro rappresentano «un passaggio politico di estrema rilevanza, che segna un ulteriore e preoccupante arretramento delle garanzie previste per le persone che chiedono protezione internazionale nell’Unione europea». A denunciarlo è il Tavolo Asilo e Immigrazione, secondo cui le modifiche approvate ieri dall’Europarlamento «rafforzano un’impostazione che svuota progressivamente il diritto d’asilo della sua dimensione individuale, sostituendo l’esame effettivo delle singole storie con presunzioni di sicurezza, automatismi e procedure accelerate». In particolare, la lista comune europea dei Paesi di origine sicuri «rischia di tradursi in un’armonizzazione al ribasso delle garanzie, comprimendo il diritto a una valutazione individuale effettiva delle domande di asilo. Particolarmente allarmante è la previsione che i Paesi candidati all’adesione all’Ue siano automaticamente considerati ‘sicuri’, un criterio giuridicamente debole e del tutto inadeguato a valutare il rischio di persecuzione o di violazioni dei diritti fondamentali». Si tratta di un approccio che «compromette il diritto a una tutela effettiva, favorendo procedure rapide e semplificate che riducono le possibilità di difesa, anche in presenza di rischi concreti per le persone coinvolte. Tempi ridotti, mancanza di valutazioni multidisciplinari strutturate e condizioni di trattenimento limitano gravemente la capacita’ di identificare correttamente persone con bisogni specifici, con il rischio concreto di esporle a decisioni affrettate e potenzialmente lesive dei loro diritti fondamentali».